Predica di santo Stefano

Vittore Carpaccio, Predica di santo Stefano.

Il telero della Predicazione di santo Stefano narra della predica fatta dal santo nella città di Gerusalemme. La scena si svolge in una ipotetica Gerusalemme dove si rintracciano stili architettonici diversi: troviamo dipinte cupolette, minareti, ma anche segni dell’arrivo del cristianesimo come la Chiesa del Santo Sepolcro, il Tempio del popolo ebraico adattato a Battistero cristiano e si scorge perfino un arco trionfale romano. Tanta gente cammina per le strade della città in mezzo alla quale riconosciamo una coppia di bambini gioiosi vicino a due anziani che passeggiano, e sulla destra, nel piano intermedio, un pellegrino che sta girando l’angolo di un edificio1.

In primo piano troviamo santo Stefano in abiti diaconali sopra un piedistallo, quasi a sostituire una statua. Sotto di lui si trovano alcune rovine dello stesso materiale del piedistallo. Il santo ha il dito indice della mano destra puntato in alto e la mano sinistra sul petto. Anche qui, il pubblico che ascolta la predica dal santo è molto eterogeneo; distinguiamo i personaggi sempre dagli abiti. Nella parte a sinistra del dipinto troviamo in primo piano, tre nobili personaggi vestiti con pregiati abiti e in secondo piano altri due: uno vestito di rosso con i boccoli e il cappello a punta e uno vestito di grigio2.

La maggior parte delle persone si trovano alla destra di Stefano. Subito ai piedi del Santo, un giovane dai capelli biondi vestito alla maniera occidentale. Subito dietro di lui un moro con il turbante che tiene le mani sulle spalle del giovane. Un signore orientale alza gli occhi in alto come a guardare quello che Stefano indica con il dito. Dietro a lui, un ellenico a capo scoperto che parla con un signore barbuto con il cappello a punta. Due personaggi con il turbante bianco: uno, pensieroso, con la mano sotto il mento, mentre l’altro apre le mani come in segno di sconcerto. C’è poi un arabo seduto sopra dei massi che guarda il santo; accanto a quest’ultimo, un soldato con la lancia puntata a terra e ancora un pellegrino, con bastone e cappuccio, che con la mano, indicandolo, riporta l’attenzione verso santo Stefano. Infine, sedute a terra stanno cinque donne di cui quattro sono vestite in maniera simile alle donne nel telero della consacrazione, mentre una quinta ha il capo e gli occhi coperti da uno scialle bianco che ricopre anche gran parte del viso. Questi personaggi così eterogenei, di diversa nazionalità, cultura, censo, che ascoltano Stefano rappresentano i veri destinatari della predicazione del Vangelo: i cristiani sono persone che provengono da diverse nazioni, culture, o ceti sociali, ma che insieme si riuniscono ad ascoltare la parola di Dio. E la donna con lo scialle che le copre il viso? Ella rappresenta la cecità e l’ignoranza del popolo ebraico3. La donna cieca è accostata alla Gerusalemme degli ebrei, la Gerusalemme della Sinagoga. A questa Gerusalemme si contrappone la sperata Gerusalemme celeste – il paradiso –, città eterna che appartiene ad alcuni personaggi del dipinto: appartiene anzitutto a santo Stefano, appartiene anche a quelli che ascoltano la sua predica e che serbano in cuor loro il desiderio di convertirsi e farsi battezzare e per ultimo appartiene anche al pellegrino che nuovamente ritorna sia in primo che in secondo piano4.

Maestro Vincenzo


[1] Cfr. A. Gentili, Le storie di Carpaccio. Venezia, i Turchi, gli Ebrei, 133.
[2] Cfr. Ivi 134-135.
[3] Ibidem.
[4] Ibidem.