Lapidazione di santo Stefano

Vittore Carpaccio, Lapidazione di santo Stefano

Il telero della Lapidazione di santo Stefano mostra l’atto conclusivo della vita del santo: l’esecuzione della condanna. Al centro, in basso, è dipinto un cartellino dove, anche se un po’ sbiadito, si intravede il nome dell’autore e la data: VICTOR CARPA[thius] MDXX. Per il paesaggio Carpaccio ha preso spunto da una incisione di Reeuwich, mentre per i personaggi dipinti prende spunto dai soggetti dei teleri precedenti1.

La città di Gerusalemme si vede ormai lontana perché l’esecuzione avviene fuori dalle sue mura, in una spianata dove si scorgono in lontananza montagne ricoperte di vegetazione. Un corteo di persone esce dalla porta della città: tutti accorrono a vedere l’esecuzione. L’azione contro santo Stefano è molto violenta: egli viene ucciso per lapidazione. Il santo è solo, attorniato dai suoi aguzzini, vestiti all’orientale con il turbante in testa2.

Le pietre usate per l’uccisione sono messe ben in evidenza dall’artista: alcune sono nelle mani degli aguzzini, una è in volo, appena lanciata, mentre un’altra è già arrivata a destinazione dietro la nuca di Stefano, sempre vestito in abiti diaconali3. Il volto del santo è rivolto verso l’alto, verso una manifestazione luminosa, che rappresenta la gloria celeste, dove tra poco verrà assunto. Dalla parte opposta, in basso a sinistra, un soldato cade a terra e anche lui ha lo sguardo rivolto verso la luce. In questa diagonale rintracciamo l’unico aspetto positivo del dipinto. Questo soldato tramortito possiamo associarlo alla figura di Saulo – futuro san Paolo –, presente alla lapidazione di Stefano. Questi particolari emergono negli ultimi istanti della vita del santo della Legenda Aurea. Gli Atti degli Apostoli raccontano l’episodio:

«Ma egli, pieno di Spirito Santo, fissando il cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla destra di Dio e disse: “Ecco, contemplo i cieli aperti e il Figlio dell’uomo che sta alla destra di Dio”. Allora, gridando a gran voce, si turarono gli orecchi e si scagliarono tutti insieme contro di lui, lo trascinarono fuori della città e si misero a lapidarlo. E i testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidavano Stefano, che pregava e diceva: “Signore Gesù, accogli il mio spirito”. Poi piegò le ginocchia e gridò a gran voce: “Signore, non imputare loro questo peccato”. Detto questo, morì» (Atti 7, 5-60).

Sappiamo bene che la conversione di san Paolo non avviene in quel momento, ma Carpaccio già la anticipa al momento della lapidazione, quasi a volerci suggerire che da questo episodio Paolo comincia il suo cammino di conversione verso quel Cristo che prima perseguitava4.

Maestro Vincenzo


[1]  Cfr. M. Cancogni – G. Perocco, L’opera completa del Carpaccio, 108.
[2] Cfr. G. Ludwig – P. Molmenti, Vittore Carpaccio. La Vita e le Opere, 252
[3] Cfr. A. Gentili, Le storie di Carpaccio. Venezia, i Turchi, gli Ebrei, 137.
[4] Cfr. Ivi,138.