Le storie di Cristo – La Rivelazione messianica

Gesù tra i dottori della Legge

Gesù tra i dottori nel Tempio
Gesù tra i dottori nel Tempio

Proseguendo in senso circolare, ci trasferiamo sulla parete nord, nel registro centrale, dove troviamo sei affreschi che riguardano Cristo che si rivela come il Messia.
Il primo affresco del secondo registro della parete nord ci presenta Gesù dodicenne seduto nel Tempio, tra i dottori della Legge. Il Vangelo di san Luca ci racconta che ogni anno, durante il periodo di festa della Pasqua ebraica, la Sacra Famiglia si reca a Gerusalemme per i festeggiamenti. Qui avviene la vicenda:

«I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l’usanza; ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. Dopo tre giorni lo trovarono nel Tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: “Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”. Ma essi non compresero le sue parole» (LC 2, 41-50).

Giotto, come per le altre scene che si svolgono dentro gli edifici, rappresenta il Tempio di Gerusalemme senza una parete, per darci così la visione dello spazio interno. Esso si presenta come un edificio a tre navate. La navata centrale ha un soffitto a cassettoni e termina con tre absidi, una maggiore e due minori. Le navate laterali, con il soffitto a crociera, non terminano con absidi. Nello stretto spazio laterale esterno all’edificio, si nota una piccola porzione di cielo e due linee inclinate che riproducono le due capriate delle navate laterali. La vicenda narrata dall’evangelista si svolge nella navata centrale. Gesù, vestito di rosso, è seduto al centro di una panca semicircolare, in corrispondenza dell’abside maggiore, posizione che ne sottolinea l’importanza. Ai suoi lati, posizionati in maniera perfettamente speculare, dieci dottori del Tempio siedono insieme a lui. L’artista dipinge il momento in cui entrano nel Tempio Giuseppe e Maria per cercarlo. I due santi genitori, vestiti di azzurro, si trovano in piedi dietro il gruppo dei dottori di sinistra con le braccia rivolte verso il figlio. Gesù rivolge lo sguardo verso di loro, anch’egli con la posizione delle braccia verso i genitori. È il momento in cui avviene il dialogo con la madre che termina con la celebre risposta di Gesù: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».

Il Battesimo di Cristo

Battesimo di Cristo
Battesimo di Cristo

Il secondo affresco del registro mediano della parete nord, narra il Battesimo di Gesù ad opera di Giovanni Battista. L’evangelista Luca racconta:

«Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”» (LC 3, 21-22).

Nell’affresco di Giotto, due speroni di roccia si ergono a destra e a sinistra del paesaggio, lasciando al centro lo spazio dove scorre il fiume Giordano. La rocce sono illuminate dalla luce divina che irrompe dal cielo, entro cui si nota la figura di Dio Padre in posizione di discesa; Egli in una mano tiene un libro – il libro degli insegnamenti divini – e l’altra, benedicente, la rivolge verso Cristo. È il momento in cui il Padre pronuncia dal cielo la celebre frase: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Al centro della scena, Gesù sta immerso nell’acqua del fiume mentre Giovanni Battista, sulla riva, volge la mano verso il suo capo. Rispetto ad altri dipinti dello stesso periodo e dello stesso tema iconografico, Giovanni non tiene in mano nessuno strumento per versare l’acqua sul capo. Il gesto piuttosto ricorda una benedizione. Questo è confermato dal particolare dei capelli del Salvatore: Gesù viene dipinto non con i capelli ondulati come nelle scene successive, ma attaccati al capo, come se fossero bagnati. Tutto ciò fa pensare che Cristo sia appena uscito dall’acqua e che dunque abbia ricevuto un battesimo per immersione piuttosto che per aspersione. Della colomba, forma corporea dello Spirito di Dio che scende sopra Cristo, restano pochissime tracce a causa del deterioramento del dipinto: un cenno di ala e qualche raggio luminoso sopra il capo di Gesù ne fanno intuire la presenza ormai quasi totalmente cancellata dal tempo. Vicino a Giovanni troviamo due suoi seguaci, uno dei quali, più anziano, è dipinto con l’aureola attorno alla testa. Egli, con la barba e i capelli grigi, può essere identificato con Andrea, sostenitore del Battista, che per primo seguì Gesù; è facilmente riconoscibile sia per l’aspetto, sia per il colore delle vesti, in diverse rappresentazioni all’interno della Cappella. Sull’altra sponda del fiume quattro angeli reggono in mano le vesti del Messia. Con il Battesimo di Cristo, Dio stabilisce una nuova alleanza con il suo popolo, sostituendo così l’antico rito comandato ad Abramo e che Giotto rappresenta nel quadrilobo che anticipa l’affresco: la circoncisione.

Le nozze di Cana

Nozze di Cana
Nozze di Cana

Nell’affresco successivo Giotto dipinge l’episodio evangelico delle nozze di Cana. Questo è il primo miracolo compiuto da Gesù dopo essersi manifestato pubblicamente nel Battesimo.

«Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui» (GV 2, 1-11).

Gesù e Maria vengono invitati ad un banchetto nuziale, a Cana di Galilea. Giotto colloca la festa in un’ambiente all’aperto: alle pareti della stanza, una carta da parati rossa a tinte verticali gialle e azzurre, fa da sfondo ai commensali seduti attorno ad una tavola imbandita. Al di sopra della carta murale, una fascia decorativa corre lungo le tre pareti della stanza che termina in alto con una loggetta lignea decorata con intarsi a quadrifogli. L’artista dipinge il momento in cui il maestro di tavola assaggia l’acqua diventata vino. Dalla sinistra, su un lato della tavola, Cristo alza il braccio come ad impartire la benedizione. Una serva gli sta di fronte con le braccia incrociate e nella stessa direzione, poco dietro, il maestro di tavola – affiancato da un servo che gli poggia la mano sul braccio – sta per assaggiare il vino novello. Un’ancella di spalle nell’angolo della tavola, vestita di verde, conferisce profondità alla scena. Alla sinistra di Gesù lo sposo è attento a quanto sta accadendo nella parte opposta della stanza. Vicino a lui l’apostolo Andrea – dipinto alla stessa maniera dell’affresco precedente – chiude il gruppo dei commensali maschi disposti sul lato perpendicolare della tavola. Sull’altro lato, tre donne sono sedute vicine. In ordine, da sinistra verso destra, possono essere identificate con la madre dello sposo, la sposa e la Vergine Maria. La sposa è dipinta in posizione ieratica: lo sguardo fisso davanti a sé, il braccio destro leggermente alzato e con la mano – al cui anulare si nota l’anello nuziale – tiene uniti l’indice e il pollice. Accanto a lei, Maria guarda il maestro di tavola e, con il gesto della mano, pone all’attenzione dell’osservatore il miracolo appena avvenuto. Nelle sei anfore perfettamente decorate e poste su un basso tavolo, un’ancella sta ancora versando dell’acqua. In alto, al centro della loggetta in direzione della sposa, Giotto dipinge un’anfora, che allude al vino appena trasformato.

Osservando la figura dello sposo non possiamo non notare come Giotto lo dipinga con le stesse sembianze con cui raffigura il più giovane degli apostoli, Giovanni. Una tradizione riportata nelle Meditazioni sulla vita di nostro Signore Gesù Cristo dello Pseudo-Bonaventura, identifica infatti con l’apostolo Giovanni lo sposo delle nozze di Cana che, dopo il miracolo, lascia la moglie per seguire Gesù. La moglie viene individuata, nella Legenda Aurea, con Maria Maddalena che, in seguito a questo avvenimento, indignata si abbandona ad ogni lussuria, fino al giorno in cui Gesù la converte.

La trasformazione dell’acqua in vino è simbolo del passaggio dall’Antico al Nuovo Testamento. L’acqua, infatti è segno dell’Antica Alleanza: a Mosè che la fece sgorgare dalla roccia – scena raffigurata nel quadrilobo che precede l’affresco – si sostituisce il vino buono trasformato da Gesù, che così diventa simbolo della Nuova Alleanza.

La resurrezione di Lazzaro

Resurrezione di Lazzaro
Resurrezione di Lazzaro

La quarta scena affrescata nel ciclo intermedio della parete nord, ricorda un grande miracolo compiuto da Gesù: la resurrezione del suo amico Lazzaro.

«Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”. Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”. Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberatelo e lasciatelo andare”» (GV 11, 38-44).

Giotto ambienta la scena ai piedi di un monte entro il quale è scavato il sepolcro per il defunto Lazzaro e alla cui sommità si ergono dei rigogliosi alberelli. A sinistra, quattro apostoli seguono Gesù davanti al sepolcro di Lazzaro. Il Messia, vestito con la solita veste rossa e il mantello blu, sta in posizione eretta, con lo sguardo fisso davanti a sé e il braccio alzato in gesto benedicente. Ai piedi di Cristo stanno le due sorelle di Lazzaro, Marta e Maria, inginocchiate in atto di ringraziamento. Un gruppo di personaggi centrali, rappresentano i giudei che, assistendo al miracolo, credono in Gesù. Un personaggio vestito di verde, con un braccio rivolto verso il Messia e con l’altra poggiata sul mento manifesta la sua perplessità davanti al mistero appena avvenuto. Dietro di lui, un giudeo vestito di rosso spalanca le braccia in segno di stupore. Davanti alla porta del sepolcro – appena aperta da due garzoni che in basso stanno appoggiando la lapide tombale marmorea – Lazzaro è accompagnato da due apostoli, presumibilmente Giovanni vestito di rosa e Pietro vestito di arancione. Quest’ultimo sta togliendo le bende con cui è avvolto il corpo di Lazzaro, mentre Giovanni si coprire il naso con il suo mantello a causa del cattivo odore proveniente dal sepolcro. Lazzaro è dipinto come una mummia, il viso smunto e grigiastro, la bocca e gli occhi leggermente aperti. Dietro Giovanni, una donna si copre anch’ella il viso con il suo mantello. In questo affresco emerge prorompente l’agitarsi delle mani e il gioco di sguardi che conferiscono al dipinto una carica emotiva notevole. Resuscitando l’amico Lazzaro, Gesù si manifesta come colui che ha il potere sulla morte. Il contrasto tra vita e morte è reso ancora più evidente dalla verde vegetazione presente sopra il monte. Gesù vince la morte perché lui è la Vita, come afferma poco prima del miracolo parlando con Marta: «Io sono la resurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno» (Gv 11, 25-26). Ridonando la vita a Lazzaro, Cristo creatore degli uomini, promette simbolicamente la resurrezione a tutta l’umanità.

Maestro Vincenzo