La nascita e l’infanzia di Maria

La nascita della Vergine Maria

Nascita di Maria
Nascita di Maria

Dopo i primi sei affreschi nella fascia alta della parete sud, il racconto continua nella parte alta della parete nord. L’episodio narra della nascita di Maria.

«Dopo ciò, passati nove mesi, Anna partorì una figlia e la chiamò Maria» (PM 4, 1).

Lo pseudo-Matteo racchiude in una frase breve ed essenziale un evento importantissimo per lo svolgimento della storia. Giotto inscena la vicenda nella stessa casa dove Anna, qualche tempo prima, aveva ricevuto la visita dell’angelo. Quella finestra da dove precedentemente si era affacciato il messaggero di Dio adesso è chiusa. Rispetto agli affreschi della parete sud, qui l’artista cambia l’orientamento della luce, così da essere in sintonia con l’illuminazione naturale proveniente dalla finestra che si apre in facciata. Anche per questo affresco sono presenti due momenti diversi. In basso, due nutrici si prendono cura della bambina; probabilmente hanno appena finito di lavarla poiché si nota un recipiente di bronzo tipico in queste occasioni. Giotto dipinge realisticamente una nutrice nell’atto di stringere il nasino della piccola: nel medioevo – ed anche in alcune comunità rurali fino a poche generazioni fa – era tradizione compiere questo gesto perché si pensava ne abbellisse i lineamenti. L’altra nutrice invece sta arrotolando un panno. La seconda parte si svolge più in alto. La bambina viene sporta alla madre, ancora adagiata sul letto a causa del recente parto. Una donna vestita di rosso tiene un piccolo recipiente chiuso tra le mani. Sull’uscio della porta un’altra donna porge un oggetto avvolto in una stoffa alla levatrice. Qualche studioso pensa che questo oggetto possa essere un vaso, altri lo accostano ad un pane che, simbolicamente, può essere riferito al pane Eucaristico che si donerà agli uomini “passando” attraverso il corpo di Maria. Comunque sia, da questo affresco emerge chiaramente la dinamica del dono: le braccia della levatrice sull’uscio e quelle di Anna sono protese in segno di richiesta in attesa del dono che stanno per ricevere.

 

La presentazione di Maria al Tempio

Presentazione di Maria al Tempio
Presentazione di Maria al Tempio

Il secondo affresco della parete nord racconta la presentazione di Maria al Tempio.

«Al terzo anno, dopo averla slattata, Gioacchino e Anna sua moglie andarono in­sieme al Tempio del Signore per offrire a Dio delle vittime e affidarono la bimbetta di nome Maria al collegio delle vergini ove le vergini stavano giorno e notte nelle lodi a Dio. Posta davanti alla facciata del Tempio, salì così velocemente i quindici gradini senza neppure voltarsi indietro né, come suole fare l’in­fanzia, darsi pensiero dei genitori. Perciò i due genitori, entrambi stupiti, si affrettarono a cercare la bambina fino a quando la trovarono nel Tempio; anche i pontefici del Tempio si meravi­gliavano. […] Il suo volto era così bello e splendido che a stento la si poteva guardare in faccia» (PM 4-6).

Per questo affresco Giotto si prende delle licenze artistiche modificando alcuni particolari rispetto al testo apocrifo. La scena si svolge davanti al Tempio di Gerusalemme, dipinto allo stesso modo ma da un’altra angolazione rispetto all’affresco de La cacciata di Gioacchino.
Maria è invitata dalla madre a salire i gradini – solo dieci e non, come riporta il testo, quindici – arrivando in cima, alla presenza del sacerdote che la accoglie con le braccia protese. Anna quasi la spinge appoggiandole le mani sulla schiena mentre la bambina, vestita di bianco e con le mani appoggiate sul petto, non sembra così entusiasta di raggiungere le altre compagne vestite di grigio che l’aspettano oltre il tramezzo. Giù dalle scale Gioacchino, insieme ad altri uomini fissa la scena. Vicino al padre della bambina, un uomo ricurvo porta una pesante cesta che probabilmente contiene il corredo di Maria destinata a restare nel Tempio.

 

La consegna delle verghe

Consegna delle verghe
Consegna delle verghe

Nel terzo affresco si racconta di come viene scelto l’uomo a cui Maria, ormai donna, sarà data in custodia. Ella, in cuor suo, aveva deciso di consacrarsi per sempre a Dio, nella verginità: una maniera diversa rispetto alla consuetudine del suo tempo.

«[…] Dai sacer­doti si gettò la sorte sopra le dodici tribù e la sorte cadde sulla tribù di Giuda. Il sacerdote disse allora: – Chiunque è senza moglie, venga domani e porti in mano sua una verga. – Avvenne così che Giuseppe, insieme ai giovani, portò una verga. Quando diedero le loro verghe al sommo pontefice, questi offrì un sacrificio al Signore Dio e interrogò il Signore. Il Signore gli rispose: – Introduci le verghe di tutti nel santo dei santi; le verghe restino lì. Ordina poi a loro che vengano da te domani mattina a riprendere le loro verghe: dalla cima di una verga uscirà una colomba e volerà al cielo: Maria sarà data in custodia a colui nella cui mano la verga restituita avrà dato questo segno» (PM 8, 2).

Il Sommo Sacerdote, con il mantello rosso, è seduto nel Tempio dietro un altare elegantemente decorato mentre si appresta a raccogliere le verghe portate dai pretendenti. L’architettura del Tempio viene dipinta da Giotto con dovizia di particolari. Egli tiene conto della prospettiva, delle proporzioni e della luminosità. Ricco di finezze architettoniche, il calcolo dello spazio e della luce rispecchia il realismo di un reale edificio. Dietro il sacerdote un’abside semicircolare, con catino a tutto sesto decorata a cassettoni, dona profondità alla scena. In alto, sulle pareti laterali della navata, si vedono di scorcio due bifore. Ai lati della navata principale due spazi perfettamente proporzionati sono terminati da absidi minori, anch’esse con catino azzurro.
Il gruppo di uomini portano nel Tempio le verghe, cioè dei bastoncini di legno, che consegnano al Sommo Sacerdote. Vicino a questi, un altro sacerdote più anziano assiste alla scena. Per la prima volta negli affreschi della Cappella, defilato a sinistra, compare la figura di Giuseppe. Egli, con sguardo pensieroso e forse un po’ imbarazzato a causa della sua età avanzata rispetto agli altri pretendenti, si trova in fondo al gruppo di uomini e aspetta il suo turno.

 

La preghiera per la fioritura delle verghe

Preghiera per la fioritura delle verghe
Preghiera per la fioritura delle verghe

Il quarto affresco raffigura la preghiera davanti all’altare del Tempio per la fioritura delle verghe.

«Il giorno dopo tutti giunsero assai presto. Il pontefice, compiuta l’offerta dell’incenso, entrò nel santo dei santi e trasse fuori le verghe. Distribuitele tutte, da nessuna verga uscì la co­lomba. Il pontefice si rivestì allora con i dodici campanelli e la veste sacerdotale, entrò nel santo dei santi, accese il sacrificio e quivi elevò preghiere. Apparve l’angelo del Signore e gli disse: – C’è qui una verga piccolissima, della quale tu non hai fatto caso alcuno, l’hai messa con le altre, ma non l’hai tirata fuori con esse. Quando l’avrai tirata fuori e data a colui al quale ap­partiene, in essa si avvererà il segno del quale ti ho parlato. – Quella era la verga di Giuseppe il quale, essendo vecchio, era avvilito per non poterla prendere e perciò neppure lui volle ricercare la sua verga. Mentre se ne stava umile e ultimo, il pon­tefice con voce chiara gli gridò: – Giuseppe, vieni e prendi la tua verga, tu infatti sei atteso. – Giuseppe si accostò, spaventato che il Sommo Sacerdote lo chiamasse con eccessivo clamore. Non appena tese la mano e ricevette  la sua verga, dalla cima uscì fuori una colomba più bianca della neve e straordinariamente bella: volando a lungo per le sommità del Tempio, si lanciò verso il cielo» (PM 8, 3).

Qui Giotto non dipinge il dialogo tra il sacerdote e l’angelo del Signore e non rappresenta neanche il momento in cui Giuseppe prende la verga da cui uscirà la colomba. Questo è lasciato all’immaginazione dello spettatore. Egli ridipinge il Tempio, affrescando sull’altare le verghe che ricoprono quella che sembra essere l’Arca dell’Alleanza. Il sacrificio acceso dal sacerdote viene accettato da Dio, infatti nell’azzurro un po’ sbiadito del catino absidale si nota la mano divina che benedice l’offerta. Davanti all’altare e fuori dal Tempio tutti sono inginocchiati in preghiera, speranzosi di poter essere i prescelti per Maria. Giuseppe, umilmente, sta in ultima posizione.

 

Lo sposalizio della Vergine

Le nozze di Maria e Giuseppe
Le nozze di Maria e Giuseppe

Nel quinto affresco Giotto dipinge lo sposalizio tra Giuseppe e Maria. Nel rito ebraico era usanza consacrarsi, con il dono dell’anello da parte dello sposo, promettendosi l’uno all’altra circa un anno prima delle nozze. Questa pratica era chiamata sposalizio.
Negli apocrifi, però, non si hanno notizie su questo episodio. Nello Pseudo-Matteo troviamo la decisione di Giuseppe di accettare Maria e la richiesta fatta dall’anziano uomo ai sacerdoti del Tempio di affidarle, per compagnia, delle vergini.

«Tutto il popolo allora si congratulò con il vecchio, di­cendo: – Nella tua vecchiaia tu sei stato fatto beato, o padre Giuseppe, tanto che Dio ti ha indicato degno di ricevere Maria. […] Giusep­pe gli rispose: – Io non disprezzo la volontà di Dio. […] Le si diano alcune vergini tra le sue compagne, con le quali frattanto possa passare il tempo. Il pontefice Abiatar rispose: – Per passare il tempo, le saranno date cinque vergini fino al giorno stabilito nel quale la prenderai: non potrà, infatti, unirsi ad altri in matrimonio» (PM 8, 4).

Anche il primo capitolo del Vangelo secondo Luca riferisce che Maria era

«una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe» (LC 1, 27).

Per questa scena Giotto si rifà dunque alla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, narrando così l’evento:

«[…] scese dal cielo una colomba che si posò in cima alla verga: nessuno poté aver dubbi che a lui sarebbe andata in sposa la Vergine»
(I. da Varazze, Legenda Aurea, ed. critica a cura di G. P. Maggioni, Firenze 1998, I, 730).

Giotto trasferisce il racconto di Jacopo da Varazze proprio al momento della cerimonia. Egli dipinge l’istante esatto in cui Giuseppe inserisce l’anello al dito di Maria. La scena si svolge davanti al Tempio, dipinto alla stessa maniera dei precedenti affreschi.

Per sottolinearne l’importanza e la centralità nella narrazione, Maria si trova in asse con il centro dell’abside. Dietro di Lei lo scriba Ruben, vestito di verde, sta accanto a delle donne che sembrano essere incinte. Il Sommo Sacerdote, vestito con il mantello rosso, tiene le mani di Maria e Giuseppe guidando il momento in cui lo sposo mette nell’indice della sposa l’anello nuziale. Maria guarda l’anello con uno sguardo sereno, mentre porta l’altra mano sul ventre: la posizione della mano preannuncia la futura gravidanza della Vergine. Giuseppe guarda negli occhi Maria tenendo in mano un giglio sopra il quale è poggiata una colomba bianca. Il giglio ricorda la verga di Giuseppe fiorita, ma rimanda anche simbolicamente alla purezza di Maria. La colomba bianca simboleggia la fertilità dell’unione sponsale. Dietro Giuseppe, un gruppo di pretendenti delusi assistono alla scena con disappunto. Uno di loro, vestito di azzurro, si avvicina all’anziano sposo alzando la mano con l’intenzione di colpirlo. Dall’espressione del volto si percepisce una certa rabbia. Ad una attenta analisi, infatti, si nota che il giovane mostra i denti e le gengive come in una sorta di risata nervosa. Un altro giovane, preso da un moto d’ira, spezza la propria verga con il ginocchio.

 

Il corteo nuziale della Vergine

Corteo nuziale di Maria
Corteo nuziale di Maria

Nell’ultimo riquadro in alto della parete nord, Giotto dipinge il corteo nuziale di Maria. Il racconto apocrifo del vangelo dello pseudo-Matteo è abbastanza scarno di particolari. Esso racconta che:

«Giuseppe prese Maria con altre cinque vergini che dovevano restare con lei nella casa di Giuseppe. Queste vergini erano: Rebecca, Sefora, Susanna, Abigea e Cael, alle quali fu dato, dal pontefice, seta, giacinto, bisso, scarlatto, porpora e lino. Tra esse, trassero a sorte che cosa ognuna doveva fare: a Maria toccò di prendere la porpora per il velo del Tempio del Signore» (PM 8, 5).

Giotto, in questo caso, attinge maggiormente dalla Legenda Aurea, la quale afferma che Giuseppe si ritira nella sua casa di Betlemme, mentre la Vergine va nella casa dei suoi genitori, a Nazareth, assieme alle vergini. Rispetto all’apocrifo, il loro numero è di sette donne, proprio come dipinge l’artista.

Nell’affresco, Maria sta per recarsi nella casa di Nazareth e non a Betlemme. Infatti, in alto a destra si scorge una parte della abitazione in cui, nell’affresco successivo sarà ambientata l’Annunciazione dell’angelo Gabriele a Maria. Dalla finestra della casa sbuca un ramo rigoglioso come segno di buon augurio. Le sette vergini, con vesti molto colorate, seguono Maria, vestita a sua volta con un lungo abito bianco. Davanti a lei due uomini con delle vesti rosse guidano la processione. Maria viene accolta da tre giovani festanti che, con strumenti musicali, l’accolgono suonando.

Maestro Vincenzo