La religione egizia

UNA GRANDE CIVILTÀ ATTORNO AL NILO, GUIDATA DAL FARAONE

Circa 6000 anni fa, un popolo emigrato dall’Asia si stanziò nelle zone dell’Africa settentrionale lungo le rive del fiume Nilo, dando origine a una delle più affascinanti civiltà che l’uomo abbia mai conosciuto: la civiltà Egizia.

Il maestoso fiume, che sorge nella profondità dell’Africa nera, superando il deserto del Sudan, arriva in Egitto e, prima dell’avvento di questa grande civiltà, a causa delle continue inondazioni, rendeva il terreno paludoso e spesso maleodorante, ricco però di piante di papiro che ricoprivano il territorio.
Se da un lato le inondazioni rendevano il territorio complicato da gestire, dall’altro lo rendevano molto fertile. Mano a mano, il nuovo popolo colonizzatore imparò a gestire e a regolare il grande fiume, costruendo argini, scavando canali e facendo arrivare l’acqua anche nelle terre più lontane, a ridosso del deserto. Per gli Egizi, il Nilo era considerato una divinità, perché era lui che dava la vita: le inondazioni infatti lasciavano sul terreno del fango, chiamato limo, che lo rendeva molto fertile. Nascerà da qui il mito della creazione degli uomini dal fango.

Per la civiltà Egizia, il re veniva chiamato Faraone, ed era considerato una divinità accostata al Dio sole, Ra. Essendo considerato un dio, alla sua morte il faraone veniva sepolto in lussuose e maestose tombe, le piramidi. Dentro le piramidi c’erano alcune stanze, alcune delle quali custodivano i tesori del faraone. La ricchezza del faraone contrastava con la povertà della maggior parte della popolazione, che viveva in condizioni di miseria.

UNA RELIGIONE POLITEISTA

Gli Egizi erano politeisti, credevano infatti in molti dèi, circa 700, ciascuno dei quali aveva i suoi sacerdoti, i suoi templi, le sue città dedicate, le sue zone di competenza.

Qui di seguito una breve panoramica degli dèi egizi più importanti:

Atum

Atum era il padre degli degli dèi. Si creò da solo a partire dal Nun, il brodo primordiale, ma divenne realtà dopo che Ptah (dio creatore) ne pronunciò il nome. Atum sposò la sua ombra e generò Shu (dio del vento) e Tefnut (dea dell’umidità).

 

 

 

Ra

Una delle divinità più importanti della religione Egizia era il dio del sole Ra, a cui era accostata la figura del faraone. Successivamente la figura del dio creatore Atum (o Amon, secondo la pronuncia) e quella del dio sole Ra vennero a fondersi in un’unica divinità: Amon-Ra (o Atum-Ra), il cui nome significa “colui che tutto crea”.

 

 

 

Geb e Nut

Geb (dio della terra) e Nut (dea della volta celeste) erano i figli di Shu e Tefnut. Essi erano anche sposi e, secondo il mito, vivevano in uno stretto abbraccio d’amore che impediva il nascer della vita; vennero dunque separati da Shu e diedero origine al mondo. Geb è rappresentato disteso e sopra il lui, irraggiungibile, si stende l’amata Nut, con gli arti allungati a formare un arco. Generarono quattro figli: Iside, Osiride, Seth, Nefti.

Iside

Iside, dea della luna, era la protettrice della semina e dei raccolti. Divenne dea della medicina dopo aver riportato in vita Osiride, suo fratello e sposo. Era figlia del dio Geb (dio della terra) e della dea Nut (dea del cielo).

 

 

 

 

Osiride

Osiride era il dio della morte e della vita, dell’agricoltura e della vegetazione. Famoso è il mito di Osiride riportato in vita da Iside dopo essere stato fatto a pezzi dal malvagio fratello Seth. Imbalsamato da Anubi, divenne re dell’oltretomba.

 

 

 

Seth

Seth era il dio della guerra e del deserto; rappresentava le forze indomite della natura e la ribellione contro gli dèi. Seth era sposo della sorella Nefti. Per gelosia uccise il fratello Osiride buttando prima il corpo nel Nilo e poi disperdendone i pezzi per tutto l’Egitto.

 

 

 

Nefti

Nefti era affiancata alla sorella Iside nei riti funebri, come protettrice della mummie. Era quindi anche lei dea dell’oltretomba e della morte, ma anche del parto e dei fiumi. Era sposata con il fratello Seth. Secondo alcuni miti è la madre di Anubi.

 

 

 

Horus

Horus, dio della luce e della bontà era il dio-falco patrono del cielo e del faraone. Horus vendicò la morte del padre Osiride uccidendo lo zio Seth. Horus è simbolo delle forze benigne e vincitrici.

 

 

 

 

Anubi

Anubi, era il dio giudice delle anime. È rappresentato con il corpo umano e la testa da sciacallo. Accompagnava il viaggio delle anime nell’aldilà assistendole durate la pesatura del cuore, per poi portarle al cospetto di Osiride.

 

 

 

 

Thot

Thot, dio della saggezza e della sapienza, inventore della scrittura, era il patrono degli scribi, in quanto segnava il risultato della pesatura del cuore. Thot era considerato il messaggero degli dei; aveva il corpo umano e la testa da ibis. Gli scribi lo pregavano con questa preghiera: “O Thot, preservami da parole vane. Stai dietro di me (per guidarmi) al mattino. Vieni, tu che sei la parola divina. Tu sei una dolce fonte per il viaggiatore assetato nel deserto. Essa è inaccessibile per il chiacchierone, prodiga per il silenzioso”.

 

Hator

Hator era la dea dalle corna bovine, signora della fecondità e dell’abbondanza.

ALTRI ASPETTI DELLA RELIGIONE EGIZIA

Gli Egizi adoravano anche alcuni animali, come il bue (chiamato Apis), il gatto, la scimmia, il serpente, l’ippopotamo, lo scorpione, il leone, il coccodrillo e, in generale, tutto ciò che era considerato o una minaccia o una provvidenza. Ad esempio, il gatto era adorato in quanto era l’animale che preservava  le riserve di grano dall’attacco dei topi.

Un altro esempio molto importante è quello del serpente: la femmina del cobra era molto venerata in quanto simbolo della dea Wadjet, protettrice contro le inondazioni dell’Egitto. Il cobra divenne un simbolo molto importante per i faraoni, tanto da essere posto sul copricapo reale come segno della potenza distruttrice posseduta dal faraone. Tuttavia la figura del serpente non era per lo più una figura positiva, anzi la maggior parte dei serpenti venivano considerati negativamente, come personificazione del caos. Ad esempio Apophis era il grande serpente cosmico che ogni notte cercava di distruggere la terra bevendo l’acqua del mare in modo da poter sconfiggere il dio del sole che viaggiava con la sua barca in un viaggio che lo portava da splendere nel cielo durante il giorno all’aldilà durante la notte. La vittoria del sole su Apophis, anche se accadeva quotidianamente, non doveva essere data per scontata.

Alcuni animali sacri venivano tenuti nei templi, come immagine visibile delle divinità e, alla loro morte, alcuni di loro venivano mummificati al fine di comunicare con gli dèi. Il falco, ad esempio, che gli Egizi vedevano volare in alto nel cielo, divenne simbolo del sole; quando, a partire dalla IV dinastia il faraone cominciò a chiamarsi “Figlio di Ra”, il falco, simbolo di Horus e Ra divenne un modo per identificare il faraone. Falconi e dischi del sole con ali di falcone decorano quasi tutti i templi in Egitto.

La religione egizia è arrivata ai nostri giorni grazie alle notevoli informazioni che possiamo ricavare soprattutto dalle sepolture. Ogni città era legata ad una divinità, che poteva essere rappresentata in forma antropomorfa (forma umana), in forma zoomorfa (forma animale) o forma mista (corpo umano e testa animale). Il centro della religione egizia era legato al culto dei morti e all’idea dell’aldilà.

La religione per gli Egizi era molto importante, al tal punto che ogni città e villaggio aveva un suo dio protettore. In ogni casa erano presenti delle statuette degli dèi; in questo modo anche la gente comune, che normalmente non andava a pregare nei templi, poteva pregare in casa il proprio dio. La religione della popolazione differiva un po’ dalla religione dello Stato. I templi erano frequentati infatti dalle classi alte della società; erano costruiti in pietra, con l’impiego materiali pregiati, a differenza delle case dei poveri che erano costruite con mattoni di argilla e legno di palma. Il tempio, costruito normalmente lungo una strada principale costeggiata da sfingi (mostri in pietra con il corpo da leone e testa umana) aveva una struttura a cannocchiale: le prime stanze, quelle più vicine all’esterno, erano grandi e spaziose. Mano a mano che ci si addentrava verso l’interno le stanze diventavano sempre più piccole: i soffitti si abbassavano e le pareti si stringevano, fino ad arrivare alla stanza più interna, cioè la camera del dio a cui era dedicato il tempio, dove era conservata una sua statua. In questa stanza, riccamente decorata, potevano entrare solo il Faraone (considerato anch’esso un dio) e i sacerdoti.

L’IDEA DI ALDILA’: IL LIBRO DEI MORTI

Secondo gli Egizi, l’anima coincideva con il corpo, perciò alla nascita di una persona nasceva anche il suo “doppio”, il Kâ, che seguiva il corpo fino alla morte. Gli Egizi credevano che quando un individuo moriva, la sua anima restava accanto al corpo fin quando riusciva a nutrirsi con i cibi che venivano depositati nella tomba vicino al defunto. Quando finiva il cibo, l’anima usciva per cercarlo. Gli Egizi credevano in una vita dopo la morte e credevano che l’anima, dopo essere stata qualche tempo vicina al corpo, si presentasse alla presenza del dio Osiride. Per questa relazione strettissima tra anima e corpo, gli Egizi usavano mummificare i defunti, in quanto credevano che l’anima sarebbe sopravvissuta nell’aldilà solo se il corpo si fosse conservato incorrotto.

Dal libro dei morti, una papiro con una raccolta di testi dove si narra del viaggio dei morti nell’aldilà, sappiamo che gli Egizi credevano che dopo la morte ogni defunto dovesse attraversare dodici sottoregni abitati da innumerevoli mostri. Superati questi regni, il defunto si ritrovava nel tribunale di Osiride, dove gli veniva richiesto di affermare di non aver compiuto cattive azioni, recitando la seguente formula:

Io non sono stato violento nei confronti dei miei genitori.
Io non ho commesso crimini.
Io non ho sfruttato gli altri.
Io non sono stato ingiusto.
Io non ho ordito congiure.
Io non sono stato blasfemo.
Non ho detto il falso.
Non ho rubato.
Non ho ucciso uomini.
Non ho sottratto cibo.
Non ho giurato il falso.
Non ho rubato il pane.
Non ho parlato male degli altri.  

Terminata la confessione il defunto, accompagnato da Anubi, Horus e Maat (dea alata della verità e della giustizia), veniva condotto davanti ad una bilancia per la pesatura del cuore, sede dei sentimenti, della volontà e dell’intelligenza. Se il cuore fosse risultato più pesante della piuma della dea Maat, il defunto sarebbe stato divorato dalla feroce dea Ammit, rappresentata come un mostro, condannato ad essere annullato per sempre. Se il cuore invece fosse risultato uguale alla piuma o più leggero di essa, il defunto sarebbe potuto arrivare al cospetto di Osiride, prendendo parte alla vita dell’aldilà.

Uno dei papiri del libro dei morti meglio conservati che narrano la pesatura del cuore, è quello dello scriba Hunefer, conservato nel British Museum di Londra e che risale al 1250 a.C.

Sul papiro è raccontato, come in un fumetto, il momento della pesatura del cuore di Hunefer. Il dio Anubi, tiene per mano il defunto conducendolo davanti alla bilancia. Sul piatto di sinistra troviamo il cuore dello scriba, mentre sul piatto di destra è presente la piuma della dea Maat. Al centro della bilancia, Anubi è raffigurato mentre preleva una piuma alla dea che è parte della bilancia. Al di sotto, la dea Ammit, un mostro raffigurato con testa di coccodrillo, corpo di leone e zampe di ippopotamo assiste alla scena; essa mangerà Hunefer se il suo cuore peserà troppo.

Oltre la bilancia, Thot, dio della sapienza e della saggezza, protettore degli scribi, annota il risultato su una tavoletta di argilla. Visto il risultato positivo Horus, dio falco e protettore del faraone, accompagna Hunefer al cospetto di Osiride, rappresentato a sua volta seduto in trono in attesa del defunto. Dietro al sovrano dell’Oltretomba, ci sono le due sorelle Iside e Nefti.